L’età di mezzo

di Claudio Composti

 

La parola adolescenza viene dal latino alère = nutrire: «adolescente» è colui che si nutre. In questa fase della vita, che tende ad allungarsi sempre più oggi, prevalgono sentimenti d'ansia e d'incertezza verso il futuro e irrompono quelle spinte pulsionali in bilico tra una ricerca di rassicurazione e, nello stesso tempo, un forte desiderio di libertà. E’ il momento in cui tutto sembra confuso, il mondo circostante ostile, contro cui lottare per definire sé stessi. Quell’età di mezzo quando le direzioni sono molteplici ed il peso delle aspettative sembra impossibile da sopportare; quel momento che fa sentire bloccati, come dietro un cellophane soffocante che impedisce non solo di muoversi, ma di vedere in là più chiaramente. Gabriele Corni sposta la sua ricerca su questo momento di passaggio che tocca tutti. Sospesi in un limbo alla ricerca costante di Sé, gli adolescenti cercano un modo per definirsi. E’ in quel passaggio d’età che un genitore presente, un incontro, un libro, un’esperienza positiva o negativa può cambiare la vita e dare una direzione. Come un bozzolo da cui nasce la farfalla così l’adolescente è la crisalide, pronto ad una metamorfosi, entità sospesa in uno stato emotivo in bilico, una coscienza in evoluzione. 

Pronta a realizzare il proprio Destino o, come scrive Hillman ne Il Codice dell’anima, per realizzare la propria vocazione:“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra e riceve un compagno che ci guidi quassù, un dàimon (una personalità, l’anima) che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. E’ il dàimon che ricorda… il disegno prescelto. È lui dunque il portatore del nostro destino. Secondo Plotino (205-270 d.C.), il maggiore dei filosofi neoplatonici, noi ci siamo scelti il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti all’anima e corrispondenti, come racconta il mito, alla sua necessità. Come a dire che la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta direttamente dalla mia anima, e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato.”(James Hillman, “The Soul’s Code,” 1996, Ballantine Books).

L’adolescenza è la presa di coscienza del dàimon. Ancor prima della nascita dunque vi è un seme unico e particolare che ci chiama a realizzare qualcosa di altrettanto unico e particolare; quella che Hillman chiama "teoria della ghianda": l’idea che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente (innata) prima di poter essere vissuta. Come la ghianda contiene in sé il potenziale destino di quercia, in ognuno di noi è racchiusa una distinta vocazione che chiede di essere realizzata. Hillman nell’esporre le sue tesi si rifà ad un mitomolto antico: il mito di Er di Platone, raccontato ne La Repubblica. Il mito racconta la stessa teoria, per cui ancor prima della nascita ognuno di noi sceglie un’immagine o un disegno che poi vivremo sulla terra e riceve un dàimon che risveglia la cosiddetta Vocazione, che è ancora una nebulosa davanti agli occhi dell’adolescente, che sente di dover cercare e realizzare. E’ qui che la presenza ed il ruolo genitoriale sono fondamentali: senza risposte ed una buona educazione sentimentale alle spalle gli adolescenti vanno in crisi, soli con un senso di a-patìa, cioè la mancanza di spinta sentimentale, come reazione di difesa da chi non gli ha dato gli strumenti per affrontare il futuro come adulti. 

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